Digital Divide aziendale: avere la tecnologia non significa ancora essere digitali
Quando parliamo di Digital Divide, normalmente pensiamo alla distanza che separa chi può accedere alle tecnologie digitali da chi, per ragioni economiche, geografiche, culturali o sociali, ne rimane escluso.
È una definizione che conosciamo da tempo.
Ma il concetto è diventato progressivamente più articolato.
Non basta infatti chiedersi se una persona abbia oppure no accesso a Internet o disponga di un computer. Possiamo individuare almeno quattro livelli diversi.
Accesso materiale
Ho a disposizione dispositivi, connessione e strumenti digitali?
Accesso di qualità
La connessione è sufficientemente veloce e stabile? I dispositivi sono adeguati? Posso utilizzare questi strumenti nelle condizioni necessarie?
Uso e competenze
Possiedo le conoscenze necessarie per sfruttare realmente la tecnologia oppure ne faccio un utilizzo limitato e passivo?
Trasformazione in risultati concreti
Quell’accesso e quelle competenze riescono infine a produrre un beneficio reale nel lavoro, nell’apprendimento, nella partecipazione e, più in generale, nella vita quotidiana?
Quest’ultimo passaggio è particolarmente interessante.
Perché non misura più semplicemente la disponibilità della tecnologia, ma quello che riusciamo a ottenere attraverso di essa.
E se provassimo a portare lo stesso ragionamento dentro un’azienda?
In un’impresa il problema dell’accesso materiale alla tecnologia sembrerebbe, almeno apparentemente, molto meno rilevante.
Le aziende hanno computer, software, connessioni, sistemi gestionali, macchine digitali, strumenti di collaborazione e quantità sempre maggiori di dati.
Ma questo significa necessariamente che il Digital Divide sia stato superato?
Forse possiamo provare a leggere gli stessi livelli in modo differente.
- Disponibilità: abbiamo la tecnologia?
È il livello più immediato.
L’azienda dispone delle macchine, dei software, delle infrastrutture e degli strumenti necessari.
È anche il livello sul quale normalmente si concentra l’investimento: acquistiamo una nuova macchina, introduciamo un software più evoluto, aggiorniamo le workstation, adottiamo un nuovo sistema gestionale.
La tecnologia entra in azienda.
Ma questo è soltanto il primo passaggio.
- Adeguatezza: possiamo utilizzarla nelle condizioni giuste?
Possedere uno strumento non significa necessariamente poterlo utilizzare nel modo migliore.
Il software è aggiornato? Le workstation sono adeguate? Le licenze sono disponibili alle persone che ne hanno bisogno? Le configurazioni sono correttamente gestite?
I diversi sistemi riescono a scambiarsi le informazioni oppure richiedono continui passaggi manuali?
Una tecnologia può quindi essere presente in azienda e, contemporaneamente, essere solo parzialmente disponibile dal punto di vista operativo.
- Competenza: sappiamo realmente utilizzarla?
Qui entra in gioco un altro tipo di distanza.
Due persone che utilizzano lo stesso software possono ottenere risultati molto differenti.
Un operatore può conoscere le funzioni più evolute, automatizzare alcune operazioni e adattare lo strumento alle proprie necessità. Un altro può continuare a utilizzarlo esattamente come faceva con la versione installata molti anni prima.
La stessa cosa può accadere tra reparti.
Possiamo quindi avere, all’interno della stessa organizzazione, livelli molto diversi di maturità digitale.
Non necessariamente perché qualcuno sia più o meno bravo, ma perché formazione, esperienza, procedure e possibilità di sperimentare non sono distribuite nello stesso modo.
- Risultato: cosa stiamo ottenendo dalla tecnologia?
Probabilmente è la domanda più importante.
L’investimento tecnologico ha ridotto i tempi? Ha diminuito gli errori? Ha reso le informazioni più facilmente disponibili? Ha migliorato la qualità? Ha permesso di utilizzare meglio le risorse?
Ha reso il processo meno dipendente dalla conoscenza della singola persona?
In altre parole:
la tecnologia che abbiamo acquistato ha realmente migliorato il nostro modo di lavorare?
Una possibile definizione di Digital Divide aziendale
Seguendo questo ragionamento, possiamo provare a leggere il concetto di Digital Divide anche in chiave aziendale.
Potremmo considerarlo come:
la distanza tra la disponibilità di una tecnologia e la capacità dell’organizzazione di trasformarla in risultati concreti.
E potremmo rappresentare questo percorso come una scala:
DISPONIBILITÀ → ADEGUATEZZA → COMPETENZA → UTILIZZO → RISULTATO
Non vuole essere una nuova definizione accademica di Digital Divide.
È semplicemente una possibile chiave di lettura per osservare quello che accade quotidianamente nelle aziende.
E mette in evidenza un aspetto interessante:
comprare tecnologia ci porta principalmente sul primo gradino.
Digitalizzare davvero potrebbe significare riuscire a salire anche gli altri.
Quando il problema è tra un gradino e l’altro
Possiamo avere reparti singolarmente molto evoluti dal punto di vista digitale e continuare ad avere un processo complessivamente poco efficiente.
Un sistema CAD può essere eccellente.
Il software utilizzato per preparare la produzione può essere altrettanto evoluto.
La macchina può essere estremamente performante.
Il gestionale aziendale può contenere tutte le informazioni necessarie.
Ma cosa succede tra questi sistemi?
Se per trasferire un’informazione dobbiamo esportare un file, copiarlo in una cartella, compilare un foglio Excel, inviare un’email o chiedere a qualcuno a che punto si trova una lavorazione, probabilmente esiste ancora uno spazio da colmare.
In questo caso il divario non riguarda più soltanto la tecnologia o le competenze.
Riguarda il processo.
Dalla performance della macchina alla performance del sistema
Nel mondo manifatturiero siamo abituati a misurare le prestazioni delle macchine.
Quanto produce? Quanto è veloce? Quanto materiale utilizza? Quanto costa un’ora di funzionamento?
Sono domande necessarie.
Ma forse possiamo affiancarne altre.
Quanto tempo impieghiamo per preparare il lavoro prima che arrivi alla macchina?
Quanti passaggi manuali sono necessari?
Quante volte inseriamo la stessa informazione in sistemi differenti?
Quanto tempo occorre per sapere dove si trova un ordine?
Quanto dipende il processo dall’esperienza e dalla memoria delle singole persone?
A quel punto la domanda cambia.
Non ci chiediamo più soltanto:
“Quanto è performante la nostra tecnologia?”
ma anche:
“Quanto è performante il sistema nel quale l’abbiamo inserita?”
Forse è proprio nella distanza tra queste due risposte che possiamo cominciare a cercare il nostro Digital Divide aziendale.